
Se io penso al cavallo io penso all’uomo, li vedo come un elemento unitario. I loro destini li vedo fusi, perché in effetti per migliaia di anni lo sono stati.
danilo mainardi
“e che il piacere che insieme inventiamo
sia un altro segno della libertà”
j. cortazar
Volente o nolente non siamo soli su questo pianeta e non siamo esseri autarchici. Siamo necessariamente portati o costretti all’interazione e alla relazione con le altre specie viventi.
Così è e così è sempre stato.
Riflettendo sulla libertà in un momento storico in cui è fortemente messa in discussione. occupandomani da anni di relazione uomo-animale, in particolare uomo-cavallo, non posso non riflettere su come stiamo vivendo, pensando, la libertà dei nostri animali. come riflesso, specchio della nostra. non possiamo dare libertà all’altro se non sappiamo darla a noi stessi.
A proposito di questo mi viene in mente uno splendido racconto di Pennac, l’occhio del lupo: lo leggemmo anni a fa a lavoro, ai ragazzi del centro che incontravano i nostri animali.
è la storia di un incontro fra un bambino africano solo, esiliato dalla sua terra e un lupo chiuso in gabbia. è la storia di uno sguardo, la storia di due che si vedono, di due che non hanno bisogno di parlarsi con le parole ma comunicano da dentro a dentro, come si fa con gli animali in quello spazio che solo loro sanno creare.
è l’incontro tra due solitudini, fra due separati da qualcuno e da qualcosa. fra due che si domandano perché debbano vivere quella condizione. il lupo dice la sua al bimbo, che non comprende perché il lupo come altri animali, viva in gabbia carcerato dell’uomo, gli risponde: perché l’uomo è un collezionista.
siamo collezionisti, non uomini liberi. accumuliamo, controlliamo, gestiamo. guardiamo il mondo fermo, da una teca, il pesce nell’acquario. difficilmente creiamo, esprimiamo liberamente, vita. ciò che facciamo agli altri, si riflette su di noi, o ciò che siamo, diamo anche a loro.
preferiamo sentirci protetti, nell’idea poco realistica di sicurezza della vita, in protezione della morte. e così facciamo agli animali: rinchiusi, protetti, gestiti antropomorfizzandoli e proiettando i nostri bisogni, insomma li usiamo in un modo diverso, e cioè come sostituti d’umanità, come bersaglio privilegiato del nostro affetto senza guardare davvero a loro, oltre noi.
il lupo e il bambino si guardano, si vedono. è questo che fa la differenza. io ti vedo e riconosco la tua grandezza, non la tocco, come dice bert hellinger padre delle costellazioni spirituali. dentro il concetto di libertà agisce questo sentire, altrimenti non possiamo amare la libertà di un altro essere vivente e nemmeno la nostra.
se ti guardi e ti vedi, potrai sentirti e riconoscere questo nell’altro. chiunque sia. e forse imparerai a stare al tuo posto e a sentire, vedere lo spazio dell’altro e quindi riconoscere la tua e la sua libertà.
